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nov 12 2017

I disturbi del linguaggio in età infantile (DSL)

  • 12/11/2017

"Mio figlio non parla bene. E' normale? Da cosa dipende?”. La risposta a questa domanda non è sempre univoca. Un problema di linguaggio può avere diverse cause più o meno gravi: una sindrome, un ritardo mentale, un problema anatomico alla lingua o alla bocca, una sordità non diagnosticata, un disturbo dello spettro autistico, e molto altro.

Tuttavia, capita molto spesso che il bambino abbia una semplice difficoltà nel parlare (parla poco o nulla, usa poche parole, confonde o inverte le lettere). In questo caso parliamo di Disturbo specifico del linguaggio (DSL) Si tratta, cioè, di bambini che pur non avendo problemi neurologici, sensoriali o relazionali hanno difficoltà a comprendere e/o produrre parole o frasi rispetto ai loro coetanei.

I DSL risultano avere una diffusione del 5-7% in età prescolare e tendono a ridursi nel tempo con una incidenza dell'1-2% in età scolare.
Più della metà dei bambini con DSL presenterà però un disturbo specifico di apprendimento della lettura, scrittura e/o calcolo (dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia). É molto importante, quindi, seguire lo sviluppo del linguaggio del bambino precocemente e monitorare anche in fase scolare la sua evoluzione, anche perchè un disturbo di linguaggio non appare mai isolato, ma è spesso accompagnato da una fragilità in qualche altra componente cognitiva.

Quando iniziare a preoccuparsi

Nonostante l’origine dei disturbi specifici di linguaggio (DSL) non sia chiara, nel corso degli anni sono stati messi in evidenza alcuni indici che correlano con un successivo disturbo di linguaggio. In particolare:

  • 5-10 mesi: assenza della lallazione (prima vocalica, poi consonantica)
  • 12-14 mesi: assenza di utilizzazione di gesti (deittici e referenziali)
  • 12 mesi: mancata acquisizione di schemi d’azione con oggetti
  • 18 mesi: vocabolario inferiore a 20 parole
  • 24 mesi: vocabolario inferiore a 50 parole
  • 24-30 mesi: assenza o ridotta presenza di gioco simbolico
  • 24-30 mesi: ritardo nella comprensione di ordini non contestuali
  • 30-40 mesi: ridotta presenza di gioco simbolico
  • dopo i 30 mesi: persistenza di idiosincrasie

Cosa fare e a chi rivolgersi

La diagnosi non può prescindere da un’accurata valutazione neuropsichiatrica, psicologica e logopedica. Le figure coinvolte sono il neuropsichiatra infantile, lo psicologo dell'età evolutiva, il logopedista e spesso anche il foniatra per quanto riguarda l’apparato uditivo. La strutturazione di un intervento abilitativo/riabilitativo deve essere necessariamente preceduta da un'accurata anamnesi rispetto alla problematica riportata e da una valutazione neuropsicologica mirata a indagare il funzionamento cognitivo e le prestazioni negli apprendimenti.

Classificazioni dei disturbi del linguaggio

ICD-10 DSM-V
Disturbo specifico dell’articolazione
Disturbo del linguaggio espressivo
Disturbo del linguaggio recettivo
Afasia acquisita con epilessia (sindrome di Landau Kleffner)
La nuova edizione del DSM ha apportato numerose modifiche alla classificazione dello sviluppo del linguaggio rispetto alla precedente:
Distubo del linguaggio (unisce il disturbo dell’espressione del linguaggio e il disturbo misto dell’espressione e della ricezione del linguaggio)
Disturbo fonetico-fonologico (in precedenza disturbo della fonazione)
Disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia (in precedenza balbuzie)
Disturbo della comunicazione sociale (pragmatica)

Se hai necessità di un approfondimento del linguaggio, contatta la nostra equipe: Tel. 081 5201517


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