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mar 24 2018

Scritto da Dott. Annamaria Allocca

I Disturbi visuo-spaziali nei bambini

Spesso, durante i colloqui clinici, incontriamo genitori che descrivono i propri figli come "pasticcioni", "distratti", "impacciati", "goffi" nei movimenti oltre che poco autonomi: "Non sa ancora vestirsi da solo", "Ha difficoltà ad indossare il cappotto e poi abbottonarlo", "Non riesce ad allacciarsi i lacci delle scarpe da solo", pur in assenza di cause specifiche (deficit fisici, disabilità intellettiva, carenze esperienziali, livello di sviluppo della personalità).

Ma quando tutto questo deve far preoccupare, tanto da approfondire con una valutazione neuropsicologica e neuropsicomotoria? Quando parlare di scarsa autonomia e quando invece parlare di Deficit visuo-spaziali? Se vengono escluse altre cause, allora è molto probabile che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio disturbo.

Il Disturbo visuo-spaziale si caratterizza per difficoltà nello svolgimento di compiti di natura non verbale, mentre rimangono nella norma o comunque sufficienti le prestazioni verbali. In realtà, il comportamento di questi bambini dipende dalle peculiari modalità di funzionamento del loro cervello.

I Deficit visuo-spaziali non hanno modalità univoca di espressione, ma costituiscono un eterogeneo complesso di difficoltà che possono essere un “sintomo” di altri disturbi specifici come la Disprassia o il Disturbo non verbale dell’Apprendimento. In realtà, il comportamento di questi bambini dipende dalle peculiari modalità di funzionamento del loro cervello. Se vengono escluse altre cause, allora è molto probabile che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio disturbo.

L'interesse per questo tipo di disturbo è abbastanza recente e, nonostante negli ultimi decenni la ricerca abbia fatto notevoli progressi, si tratta ancora di una patologia poco diagnosticata e spesso confusa con altre. Il suo precoce riconoscimento è invece fondamentale per poter attuare interventi appropriati, ma anche per evitare errori educativi e didattici da parte dei genitori e degli insegnanti che comportano inevitabilmente nel bambino frustrazioni e difficoltà.

Come si manifestano

I bambini con difficoltà visuo-spaziali si ritrovano ad affrontare fin da subito con fatica molteplici attività che compiamo nella vita quotidiana. Precocemente iniziano ad avere difficoltà nell'area prassica (ovvero nell'esecuzione di tutti quei movimenti finalizzati ad uno scopo ben preciso) e a manifestare una scarsa predilezione ad esempio per il gioco dei puzzle o delle costruzioni, ossia per tutte quelle attività che richiedono immaginazione visiva e una buona capacità di integrazione visuo-motoria.
Tutto questo si ripercuote inevitabilmente sulle autonomie personali: si tratta di bambini che hanno difficoltà nell’allacciarsi le scarpe, nell’abbottonare una camicia confondendo il dritto per il rovescio, non riescono a versare acqua da un recipiente a un bicchiere, hanno la tendenza ad essere goffi nel muoversi nello spazio e ad urtare frequentemente contro gli oggetti facendoli cadere, in quanto non riescono a mantenere la giusta distanza tra il proprio corpo e l'oggetto.

Tutto ciò ha un impatto negativo anche sull'area affettiva e relazionale: pensate a un bambino che a differenza dei suoi coetanei non è in grado di afferrare la palla o di lanciarla nella giusta direzione e quindi viene escluso dalle attività di gruppo, oppure a un bambino "goffo" che inciampa e urta frequentemente gli oggetti venendo così deriso dai suoi compagni. Nel corso degli anni, quindi, e con l'aumento delle richieste da parte dell'ambiente circostante, il bambino andrà incontro a frustrazione e a una conseguente diminuzione dell'autostima. Inoltre, nel momento in cui l’individuo inizia ad intraprendere il percorso scolastico, si riscontra una marcata difficoltà in tutte le aree dell'apprendimento scolastico, dal momento che queste sono strettamente connesse con le abilità visuo-spaziali, per cui il bambino avrà difficoltà ad allineare correttamente i numeri in colonna, a riconoscere le figure geometriche, a rappresentare correttamente i rapporti spaziali di un disegno, a comprendere grafici e tabelle e tenderà a confondere lettere simili ma diversamente orientate nello spazio (“p” e “q” oppure “b” e “d”).
Risulta quindi chiaro che i frequenti insuccessi scolastici e la scarsa autostima consolidatasi nel corso degli anni, provocano nel bambino e nell'adolescente un forte impatto negativo per quanto concerne l'aspetto emotivo. Se non trattate precocemente tali difficoltà tendono a permanere anche in età adulta.

A chi rivolgersi?

Per il trattamento dei disturbi visuo-spaziali è necessario un approccio globale, che intervenga contemporaneamente sul deficit sociale, sulle difficoltà accademiche, sulle difficoltà motorie e sugli aspetti emotivi. In primo luogo, è necessaria una diagnosi accurata e corretta da parte del neuropsichiatra infantile, riconoscendo la complessità del disturbo. In secondo luogo, l’intervento deve essere condiviso ed attuato contemporaneamente dalla famiglia, dalla scuola e dai servizi sanitari.
Viene spesso consigliato il trattamento neuropsicomotorio, il cui obiettivo è proprio quello di individuare, attraverso l’osservazione e la somministrazione di prove e test specifici, le aree deficitarie nel bambino, per giungere, insieme ad una equipe di professionisti (psicologo, neuropsichiatra infantile, logopedista), a una pianificazione terapeutico-riabilitativa volta al potenziamento della memoria di lavoro visuo-spaziale, della coordinazione oculo-manuale, dell’orientamento spazio-temporale e degli aspetti emotivo-relazionali, fino ad integrarlo con il potenziamento degli apprendimenti scolastici, fornendo al contempo al bambino e all'adolescente gli strumenti e le strategie necessarie per poter affrontare le situazioni problematiche e acquisire maggiore fiducia in se stesso.

Fonte: Cornoldi, C. et al., Abilità visuo-spaziali: Intervento sulle difficoltà non verbali di apprendimento, Trento, Erickson, 1997


Neuropsicomotricista Dott. Annamaria Allocca

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